16 febbraio 2013

Musicanti balcanici al suo seguito #2


Parte 1 Incontri #1

"Aspetta." Disse lui.
"Vedo che stai bene, mi fa piacere. Credevo di trovarti spenta. Hai tenuto banco, brava!" manda giù l'ultimo sorso di caffè e le sorride.

"Sai, ho avuto un ottimo maestro." Adesso sorride anche lei.

Una conversazione fatta di sorrisi, convenevoli e parole di stima.
Peccato si sia dovuta consumare all'angolo del bancone di un bar in aeroporto.

Uno parte. L'altra arriva.

Gli avrebbe voluto dire di più, ma non ne ha avuto il coraggio. Ancora una volta, nasconde nel suo sorriso milioni di pensieri, dubbi, domande rimaste in sospeso. Un'amicizia nata tra i tavoli di una biblioteca.






Gioca con la lunga collana che ha deciso di indossare. Questo incontro le ha messo addosso uno strano umore. Non che lui le abbia detto niente di particolare ma quell' "Aspetta" detto così, quasi sospeso a metà, tra conversazioni e parole a caso, l'ha turbata. Ed è inevitabile il correre della mente alla donna incontrata qualche giorno prima. Così come, altrettanto inevitabile è il sentirsi stupida a dar peso a quelle parole.

Prende la sua valigia e si avvia fuori dall'aeroporto.
Abituata com'è ad attraversare quella porta sempre sola, non fa nemmeno più caso alle persone che la circondano. Prende la direzione per la metro e alza il volume dell'i-pod.

Il vagone che le si apre davanti è deserto o quasi. Siede accanto ad una donna anziana, alza gli occhiali sulla testa e abbassa un pò il volume della musica. Nelle cuffie risuona la voce di un Chris un pò troppo lamentoso per un umore già di perse triste. Ha bisogno di sentire qualcosa di più forte o che, per lo meno, la metta di buon umore. 

Cerca i Beirut. 
Cerca quella musica balcanica che la fa sentire più zingara del solito e meno sola su questa terra. 
Cerca un'orchestra fatta di pochi che la possa seguire saltellante e rumorosa nel ritorno verso casa.

E' stato un viaggio duro e il lavoro le ha consumato quella voglia di vivere che si porta dentro.

Tra una tromba e un tamburello, dal vagone salgono e scendono persone, e quello le sembra il posto più giusto per un incontro. Inizia così a fantasticare su chi le siede accanto, intorno, su chi entra da quelle porte scorrevoli, ma non c'è nulla da fare. Nessuno le sembra all'altezza di quelle parole. Ricordarle una ad una, 
rivivere quel momento, 10 minuti di niente o forse di tutto. 10 minuti in cui una sconosciuta l'ha fermata e le ha chiesto la mano e lei, lei non ha potuto non darla. Non ha potuto frenare quell'istinto che l'ha spinta a fermarsi in quel parco e ad ascoltare qualcuno leggerle le pieghe del suo palmo.

Chiude gli occhi. Immagina che quei musicanti possano realmente uscire da un angolo buio e iniziare a seguirla. Fare le scale della metro dietro di lei, nella sua ombra. Imboccare la via di casa e infilarsi nel portone alle spalle di un inquilino più bravo che non ha perso tempo a trovare le chiavi.

Li immagina fare gli scalini uno a uno senza esitare per quanti essi siano, con quel fare da circo che le mette su un sorriso che solo poche cose sono in grado di suscitare.

Entra in casa. Spegne l'i-pod. E come d’incanto l'allegro corteo svanisce in una nuvola di fumo.

La segreteria del telefono lampeggia, ma non ha voglia di ascoltare i messaggi e si diriger in cucina. Meglio prepararsi prima un tè. 
Mette su l'acqua e sceglie dalla scatola di latta sul mobile la bustina giusta: tè alla vaniglia. Prende i biscotti dal mobile e con la sua tazza fumante si dirige al divano, passando schiaccia il tasto play della segreteria.

Messaggi di amici che la invitano ad uscire, peccato che il weekend sia passato da qualche ora. La mamma che reclama di essere richiamata e una sorella agitata per l'esame. Bel modo di essere riaccolta alla solita vita.

Chiude gli occhi sorseggiando dalla tazza bollente. Chiude gli occhi e ripensa a quell' "Aspetta". Chiude gli occhi e si convince sempre più che quello sia stato uno dei messaggi predetti per strada. Chiude gli occhi e si domanda quando e con chi le servirà aspettare. 

Posa la tazza sul pavimento e si allunga sul divano. E' troppo stanca per le congetture. E questa volta, chiude gli occhi per potersi addormentare.




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