La giostra sulla quale sono salita non ha ancora smesso di girare. A volte, mi domando cosa spinga alcuni piuttosto che altri a impacchettare la propria vita e a mollare tutto. Qualcuno mi ha detto che è l'irrequietezza nel senso più positivo del termine. A distanza di anni, non ho ancora trovato la risposta e mi rifiuto di pensare che alla base di tutto ci sia uno stato di agitazione.
28 febbraio 2013
Equilibrio precario e scarpe nuove #4
Parte 1 Incontri
Parte 2 Musicanti balcanici al suo seguito
Parte 3 Una smisurata tristezza
Si ferma a fissare la vetrina di un negozio. Scarpe. Ecco cosa è esposto, nulla di più. Scarpe da donna per la precisione. Meravigliose scarpe col tacco. Incantata dalle luci, non si accorge di aver speso quasi tutto il tempo della pausa pranzo a fissare la vita oltre il vetro.
Tornare alla realtà non è poi così difficile, le basta chiudere gli occhi per un secondo, bagnarsi le labbra e riaprirli. Ed eccola lì, pronta ad affrontare un lunedì pomeriggio come tanti altri. Un lunedì pomeriggio fatto di e-mail gentili e telefonate di cortesia.
Quanta ipocrisia in tutto ciò.
Vorrebbe avere la forza di alcuni amici, consegnare una lettera di dimissioni in cui alla voce motivazione sia riportata la seguente frase: “Riappropriazione dei miei sogni, della mia vita”.
Sorride al solo pensiero e pensa che deve aspettare, non essere impulsiva, che le cose si sistemeranno.
Un lungo respiro e passa la paura.
Deve aspettare. Questa l’ha già sentita. È il mondo intero a ricordarglielo: quella donna, il suo amico, il fantasma di qualche notte fa.
La sua vita segue un’orbita personale in cui tutto sembra andar bene e al contempo sembra andar male.
Mai capito come potesse essere sempre ottimista, anche alla luce delle stelle più buie, sotto cieli che venivano giù a pezzi.
Irresponsabile Atlante a perdere così l’equilibrio.
Tira su il bavero del cappotto e s’incammina. Passo spedito e musica che gira nella testa.
I lunedì pomeriggio sono i peggiori.
Peggiori dei lunedì mattina. In fondo la prima parte della giornata trascorre parlando del week-end, di quanto sia difficile alzarsi al suono della sveglia o di come si sia stanchi della routine di sempre. Ma al lunedì pomeriggio non c’è scampo, il lunedì pomeriggio sei consapevole della vita che stai vivendo, di come usi il tuo tempo, di quello che vorresti ma non puoi, e di quello che non vorresti, ma sei obbligato a mandare giù.
La giornata finisce senza troppi incidenti di percorso e si sente sollevata di ciò. Lo sente mentre si aggiusta il costume a bordo piscina, proprio un attimo prima di tuffarsi e liberare la mente. Nuota come non ha fatto mai negli ultimi mesi. Ogni bracciata abbatte il grigio che si porta dietro. Ogni bracciata è un passo in avanti verso i suoi sogni, verso quella lei che vorrebbe essere e che qualcosa o qualcuno le impedisce di essere.
A mente completamente svuotata ripensa a un amore passato. All’incontro. Al primo bacio. La prima volta che lui le ha detto ti voglio bene. Ripensa a quell’amore adolescenziale e ricorda le battute delle amiche, l’odore dei suoi maglioni, le dita che erano solite accarezzarle il volto, le ore al telefono, la cartolina ricevuta da una meta lontana, il primo cd regalato, e quel piccolo plettro fatto dal nulla che conserva ancora in una scatolina.
Nuota e ripensa a quanto fosse semplice, rassicurante, dolce e quale buon odore avesse tutto ciò.
Nuota e si domanda perché non possa esserci qualcosa di simile anche adesso.
Nuota e si domanda quante altre sere tornerà a casa e vi troverà solo la musica e i suoi libri a farle compagnia.
Nuota e decide che, uscita da lì, andrà al negozio di scarpe e si regalerà quel paio che oggi l’ha incantata.
Nuota consapevole che questo piccolo rito l’aiuterà ad affrontare un nuovo giorno. Un regalo così non può altro che aiutarla a compiere i passi giusti.
Tornata a casa non resiste. Si siede sul divano, fa scivolare i piedi fuori dagli stivali e indossa le sue scarpe nuove. Un meraviglioso paio di tronchetti spuntati. Si tira su. Scruta la calza colorata che esce dall’oblò e sorride. Si sente per un misero minuto appagata. Appende il cappotto e inizia a girovagare per casa, facendo ordine alla rinfusa, con ai piedi le sue scarpe nuove.
Si sente Dorothy del Mago di Oz, pur sapendo che battendo i tacchi di queste scarpe non correrà il rischio di finire altrove. Decide che le indosserà ogni qualvolta si accorgerà di allontanarsi dai suoi sogni. Quelle scarpe la condurranno per le giuste vie. Passo dopo passo raggiungerà il suo punto d’arrivo e allora si
troverà all’inizio di una fase, ne è certa.
Si abbandona a questi pensieri, guardando le sue scarpe nuove campeggiare sul tappeto, accanto al libro lasciato a metà e al pc che ha smesso di lampeggiare.
(Continua qui Caffè nero e rivelazioni #5)
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