"Mancano 4 giorni al mio compleanno."
E' così che iniziava il pezzo. Ho tenuto questa frase perché mi piace. C'è della solennità in queste poche parole. Quattro giorni. Compleanno. Mancano. Sembra quasi l'inizio di un film natalizio, "Mancano 4 giorni al Natale" e sta per succedere di tutto.
Quando qualcuno leggerà queste parole, non saranno più quattro giorni a mancare, potrebbe addirittura essere già trascorso, ma questa è qualcosa di cui non preoccuparsi ora.
Sto ascoltando in loop una canzone che si intitola Stormy Weather. Non ho chiara la direzione che questo pezzo possa prendere, è molto che non scrivo, ma sento che ho qualcosa dentro e allora, tanto vale condividerlo.
A quattro giorni dal mio compleanno mi domando se sono felice. Infondo, la felicità è la chimera per la quale mi batto ogni giorno. E' la ragione di ogni mia scelta. Se in qualunque istante mi chiedessero cosa desidero, la mia risposta sarebbe - "Essere felice" - E' cosi semplice, non è una questione di amore, di famiglia, di soldi, di vita vista mare o di lavoro dei sogni. Essere felice è così completo da essere disarmante. Pensateci. Personalmente non ricerco la persona o la situazione o la condizione che possano rendermi felice, non sono così arrogante da pensare che io possa sapere chi o cosa possa mettermi in questo stato di grazia, ma mi affido completamente all'universo e quello che chiedo è semplicemente essere felice e non importa come questo possa realizzarsi.
Circa dieci anni fa, senza saperlo diedi a un colloquio una risposta di John Lennon. Mi ero molto preparata per quel colloquio con un'importante multinazionale. Ero nei loro uffici ormai da ore, incontravo manager dopo manager per posizioni che sembravano essere sempre più calzanti con la mia personalità. L'ultimo che incontrai, mi chiese cosa sarei voluta essere di lì a 5 anni, e io, già stanca di quel mondo di cui non mi interessava nulla, dissi con grande onestà intellettuale : " Beh, voglio essere felice". Quel manager sollevò gli occhiali che indossava, probabilmente pensò che fossi tremendamente ingenua e mi congedò. Da quella conversazione imparai molto e negli anni usai quella esperienza come monito, ma devo confessare che la cosa che non potrò dimenticare è il pensiero fisso che si insinuò nella mia testa dal primo momento in cui lui entrò nella stanza. Quel manager assomigliava a Woody Allen e tutto il tempo non potei fare a meno di pensare che quella settimana Allen che era a Roma per girare un film, aveva passato le serate suonando il suo clarinetto nella hall dell'albergo nel quale risiedeva, mentre io ero imprigionata in un valzer di città a fare colloqui per un lavoro che forse non mi avrebbe resa felice.
Lo so, è un pensiero stupido. Fui anche tentata dal rivelare alla fine del colloquio quel mio pensiero, infondo cosa avevo da perdere? Mi era stato chiaro sin dalla prima domanda che non mi avrebbe presa e probabilmente quel manager volle vedere quanto potessi reggere un colloquio fatto di domande taglienti ed antipatiche.
Per chi se lo chiedesse, sembra che John Lennon quella risposta sull'essere felice, la diede ad un compito nel quale gli veniva chiesto cosa avrebbe voluto essere da grande. Sinceramente non so dire se in quel periodo fossi già a conoscenza di questo aneddoto o se semplicemente come lui, anche io ero solo una sognatrice.
"Mancano 4 giorni al mio compleanno." E' domenica sera e io sto scrivendo di felicità.
L'ultimo anno è stato l'epilogo di un peregrinare che mi ha ricondotto al punto di partenza.
Sono tornata nella città in cui la mia età adulta è iniziata, tra qualche settimana farò di nuovo parte di quel team con cui ho iniziato la mia esperienza lavorativa e nell'ultima settimana non faccio che ascoltare musica che ormai non ascoltavo da un po'.
Che strana la vita, fare cosi tanta strada per ritrovarsi lì dove tutto ha avuto inizio.
Nelle ultime settimane, in molti mi hanno chiesto se ero felice di questo ritorno, di questo cambiamento. Sinceramente, non so rispondere a questa domanda, credo che la felicità meriti una ragione e uno spazio molto più degni.
Tornare laddove abbiamo creduto di essere felici non è un motivo per esserlo.
Dio, questa frase così contorta ha dentro di se troppe verità scomode.
Volendola analizzare mi concentrerei sul "creduto di essere felici". La mia idea è che si è consapevoli della felicità solo quando la si perde e di conseguenza si comprende di non essere felici quando cambiando la nostra condizione sentiamo qualcosa farsi largo in noi. Avete presente quella sensazione di leggero vuoto quando si è in fase di decollo? Non prendo un aereo da un anno eppure riesco a sentire quella morsa allo stomaco senza alcuna difficoltà. Ebbene, quando la mia vita cambia e passo da uno stato di "creduta felicità" a un nuovo stato la cui natura mi è ancora sconosciuta, io sento quella morsa che per me è come un lieve sollievo e quel non-dolore mi rende consapevole della vera natura del periodo trascorso. E' brutto svegliarsi e scoprire che quella che credevamo felicità, in realtà era altro, ma per me che sono una irrequieta quello svegliarsi è come un piccolo passo verso la felicità vera.
Mi domando se questa analisi del pensiero sia più chiara e meno contorta della frase di cui sopra.
Mancano 3 giorni al mio compleanno e ho dato a questo pezzo due titoli.
- Vorrei essere tagliente come un eccomi. - Non conosco il senso che questa frase ha per il suo autore, e oggi sono troppo stanca per cercarlo. Ho dormito male, come se il mio corpo volesse allertarmi. Non so a cosa voglia prepararmi, ma il suo stato di agitazione è sempre preludio di novità.
Personalmente, vorrei essere nell'accezione più positiva del termine "un eccomi" per qualcuno e fargli venire quella stretta allo stomaco come anticipazione di una grande era di felicità. Prima o poi accadrà anche questo, l'Universo dispone secondo i nostri desideri e non vi è desiderio più bello di voler rendere noi stessi e gli altri perdutamente felici.
Ad ogni modo, questa citazione è di Vladimir Majakovsky.
- Un altro po' di niente - Questo è il messaggio di un'amica. Questo è il verso di una canzone che mi è stata di compagnia a lungo. Questo è il non detto che non ha bisogno di essere spiegato.
Mancano 3 giorni al mio compleanno e ho ripreso ad ascoltare Giorni buoni di Dimartino.
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