Non ero mai stata a Parigi prima di quel viaggio di lavoro nel 2014. Ci sono stata meno di 48 ore, un classico delle trasferte di quegli anni.
Ricordo che siamo stati ricevuti in un ufficio sugli Champs Elysee, a pochi passi de l'Arc de Triomphe. Grandi finestre che davano sui tetti e sulle terrazze circostanti. L'albergo dove dormivamo era in una stradina vicina, ovviamente la mia camera era una piccola mansarda con microscopica finestra, bagno senza bidet (assente immancabile) e un letto alla francese. Ricordo che nella pausa tra la riunione e la cena, mi precipitai a piedi a vedere la Torre Eiffel. Impiegai un tempo lunghissimo per raggiungerla, e non perché fosse particolarmente distante, ma semplicemente perché cercavo di riempire al meglio i miei occhi affamati. Scattai una foto a mio dire bellissima con un vecchio samsung.
Ancora oggi, guardandola credo sia una delle migliori che abbia mai fatto ...

In quel momento, non avrei mai potuto immaginare che di li a qualche anno sarei passata per Parigi un giorno a settimana. In quel momento, non avrei potuto immaginare che di li a qualche mese sarei stata in una condizione di viaggio perenne ... Istanbul, Copenaghen, New York, Dakar, Tel Aviv, senza contare le città italiane in cui scappavo per vedere la mia famiglia o le mie amiche.
L'ultima volta che sono stata a Parigi è stato il 31 gennaio di quest'anno, ho una foto di Gare de Lyon, uno dei miei posti preferiti. Ho poi una serie di foto davanti a l'Arc de Triomphe la sera del 22 gennaio, scattate prima della cena di addio organizzata dal mio capo proprio lì a due passi dagli Champs Elysee.
Nel 2014 non dicevo una sola parola di francese, oggi conosco termini per i quali il mio ex-capo impallidirebbe, lui parigino nel suo impeccabile completo Hugo Boss. Eppure non ho chiesto che mi venissero insegnate espressioni particolari, semplicemente il registro linguistico femminile non mi dava la stessa soddisfazione quando dovevo dire qualcosa. Credo che fosse il mio temperamento mediterraneo, il mio bisogno di essere sempre diretta e di mai lasciare spazio ai fraintendimenti. Quindi, quando ho capito che avrei potuto dire la stessa cosa ma come un uomo, ho chiesto che fosse quello il registro da usare con me, perché in fondo questa bellissima lingua io l'ho imparata per osmosi: ascoltando i miei colleghi, la radio, guardando la TV, le persone per strada o nei caffè, parlando con i tassisti. Questi ultimi sono stati la mia cartina di tornasole, sempre gli stessi, sperimentavo con loro le espressioni più inusuali. Ringrazierò sempre Patrice per essersi preso cura di me nelle ore più improbabili.
Sospese fra il 2014 e il 2020 ci sono tante cose di cui parlare, ma non oggi, non qui.
Oggi, è il giorno di Parigi e dei ricordi degli ultimi 3 anni, legati a doppio filo alla città più malinconica del mondo, anche se io vi ho collezionato solo ricordi felici, di quelli per i quali il cuore ti si riempie al solo pensiero.
A Parigi ho portato mia madre, mia sorella e mio fratello per una gita in famiglia. E' in questa città che ho passato una delle mie vacanze più belle con una delle amiche più care: interminabili giornate d'agosto spese a fare km su km per cercare una tomba in un cimitero o un impressionista in un museo o arrivare in cima a Montmartre facendo le sue famose scale. E' nella Basilica del Sacré-Cœur che ho pregato per chi avevo perso da poco, all'alba di una mattina d'ottobre. Sono salita sulle torri di Notre Dame prima che bruciasse e ho visto i gargouilles così da vicino da poterli toccare. Mi sono persa nel quartiere Latino, lungo la Senna e nel Louvre almeno un paio di volte. Ho visto Parigi con la neve d'inverno, gli alberi in fiore a primavera, i giardini lussureggianti d'estate, i viali e le foglie cadute d'autunno. La pioggia costante di tutte le settimane dell'anno. E' dalla Tour Montparnasse che ho impresso nella memoria la vista notturna più bella. L'ultima notte passata in un alberghetto vicino Place de la Bastille ancora gonfia come un pugile. Ricordo l'ultima conversazione fatta mentre attraversavo la piazza quella stessa sera. Parlavo di lavoro. Mentre, la prima volta che ho preso la metro è stata per andare dalla stazione a Place de Clichy... oh, le vecchie insegne della metro. La ruota panoramica nei Jardin des Tuileries. Il sogno realizzato di vedere una delle mie band preferite dal vivo. Potrei continuare all'infinito.
A Parigi mi legano cosi tanti ricordi che io stessa ne vedo riaffiorare alla memoria di nuovi ogni volta. E non ci ho mai vissuto, io vivevo altrove, ma sentivo il bisogno di rifugiarmi in questa città tutte le volte che potevo.
Ad ogni modo, è sorprendente come nessuno dei miei ricordi parigini sia legato a un uomo, ho vissuto più volte la città dell'amore senza averne uno. Mi sono persa nei miei pensieri fra la gente, senza che una mano afferrasse la mia... senza che nessuno fissasse le mie lentiggini.
Ho tre soli ricordi legati a Parigi e all'universo maschile.
Il primo è mio fratello che si trascina nel Louvre come se stesse andando al patibolo. Non dimenticherò mai l'espressione di sorpresa e gioia sul volto di mia sorella mentre scoprivamo insieme per la prima volta opere viste solo sui libri e poi, lui che con il suo passo da zombie attraversava quei corridoi in perfetta contrapposizione al moto che Godard aveva dato ai suoi attori, a quella corsa ribelle e liberatoria di Bande à part.
Il secondo ricordo è quello di un amico rivisto a distanza di anni, ci siamo ritrovati al cafè sull'angolo sinistro di fronte l'Hotel de Ville, il tempo di aggiornarsi e poi scomparire nel quartiere Le Marais. Ricordo abbiamo preso una birra e continuato a chiacchierare in uno dei tanti localini dietro il Centre Pompidou. E fu proprio passando davanti quest'ultimo che il primo topo parigino mi tagliò la strada. In quella notte scoprii che dietro le anonime porte del quartiere ebraico si celavano trasgressivi locali notturni.
Il terzo ricordo vede Parigi come un semplice centro di scambio. Era metà gennaio del 2019, faceva freddissimo e noi eravamo partiti da Nantes in TGV. Ricordo il disappunto del mio collega perché avevo lasciato la valigia in fondo al vagone quando avrei dovuto portarla con me. Dovevamo scendere a Gare de Lyon, prendere la metro, andare a Gare du Nord e prendere un TGV per Lille. Avevo organizzato io i treni, lui mi ha odiata. Non avevo minimamente preso in considerazione che lui non avesse l'abitudine di prendere treni e metro in incastri magici. Mi ha guardato male tutto il tempo che abbiamo trascorso nelle stazioni. Lui, nel suo bellissimo abito blu. Io, nel mio tailleur nero e le mie scarpe col tacco. Saliti sul treno, abbiamo preso posto l'uno accanto all'altro. Ero sveglia dalle 4h, avevo preso l'aereo per Nantes alle 6h30. Alle 8h30 ero in concessionaria, riunione, pranzo, treno. Ero morta. Lui era arrivato a Nantes il giorno prima, era riposato, lo stress che aveva accumulato era tutto a causa mia. Ricordo che aveva acceso il PC e si era messo a lavorare, io guardavo fuori, ormai quei paesaggi mi erano cosi familiari. Tirai fuori dalla borsa il cellulare e le cuffiette, gliene porsi una. E la mia adorata playlist di musica italiana partì con Frah Quintale e 8 miliardi di persone. Lui non diceva una sola parola di italiano, quella volta ha ascoltato tra gli altri Calcutta, Fibra, Cosmo, Pino...
L'incazzatura gli è passata, io mi sono addormentata e poche ore dopo eravamo a Lille alla ricerca di un ristorante per la cena.
Contrariamente ai protagonisti di Casablanca, per me è un "Avrò sempre Parigi" e la sua joie de vivre senza ricondurre questa amata città a un amore e alla sua malinconia.
Potrò sempre tornarci e sentirmi a casa. E magari, Parigi sarà proprio il primo posto dove tornare una volta che si potrà riprendere a viaggiare.
Nessun commento:
Posta un commento