02 settembre 2020

Buona notte Mondo.

Apro gli occhi, mi guardo intorno, è ancora troppo buio per alzarsi. Allungo la mano e dalla mensola vicino al letto prendo il cellulare, sono le 3h15. Cazzo. Sono sveglia. Di nuovo. Non posso credere che l'insonnia abbia preso di nuovo il controllo, erano mesi, anzi anni che non si faceva cosi prepotentemente sentire. Sono ormai 3 notti che dormo a spizzichi e bocconi. La prima volta mi sono detta che era stata colpa della pizza. Una cena pesante mi sembrava la motivazione perfetta a questa manifestazione antipatica. La seconda notte ho pensato che fosse un caso, semplicemente un caso. E poi è arrivata la terza notte insonne e anche per quella non avevo spiegazione cosi mi sono rimessa al pensiero della povera Agatha secondo la quale «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Quindi, bentornata insonnia.

Ora, non so come voi passiate le vostre notti insonni, ma io ci soffro moltissimo soprattutto se non sono a casa mia come in questo periodo. Prima di tutto perché adoro dormire e potessi dormirei di quei sonni profondi da far impallidire la Bella Addormentata. Sicuramente sarei una persona migliore. In secondo luogo, mi mancano le mie cose per potermi distrarre e passare la notte attaccata al cellulare non è un piano che mi faccia impazzire. 

Dopo una prima notte passata a fissare il buio della stanza e una seconda a persuadermi che il mio incubo non fosse ricominciato, la terza notte mi sono alzata e sono andata in bagno. Ho scrutato per un po' la mia immagine stanca ed assonnata riflessa nello specchio, ho cercato i segni del giorno e poi ho avuto un'idea.

Eyeliner. Ne ho cercato uno fra le mille scatole nell'armadietto in bagno. Ho pensato che avrei potuto usare quelle ore per esercitarmi e imparare una volta per tutte come fare quel tratto deciso che non sono mai stata capace di tirare. 

Eccolo! Trovato.

Sono le 3h40. Come scorre lento il tempo in questi momenti, sembra come dilatato. Infinite notti a fissare la parete. Velocissimi giorni a rincorrersi.

Scruto nuovamente la mia immagine riflessa. Nella mano destra questo "pennarello". Realizzo che se finissi per mettere realmente in atto il mio piano, sarei costretta a struccarmi - cosa che odio fare - almeno un paio di volte. Cambio repentinamente idea.

Siedo sul tappeto al centro della stanza, da un lato l'immensa doccia, dall'altro il lavello e il suo ingombrante mobile. Il pennarello che ormai è diventato un antistress e passa da un dito all'altro con un movimento circolare che ricorda quelli di una majorette. Ho imparato questo "inganno per il tempo" in Francia, da qualcuno che lo ripeteva sapientemente in ogni riunione per distrarre gli interlocutori. Non ho mai saputo riprodurlo a comando, ma sempre solo come riflesso in non-momenti. 

Un'idea si insinua nel silenzio che il bagno di casa dei miei è in grado di produrre ormai alle 4h15 del mattino. Cerco, confronto, leggo, mi nutro dei contenuti che il mio cellulare mi propone come se fossero i soli in grado di saziarmi. Disegno. Un tratto, unico, deciso, circolare. E' lui: perfetto, indubbiamente mio. E' quella la dimensione, l'intensità di nero, la sbavatura che mi rappresenta. Il lato giusto, quello buono, ma non corretto. 
Gli faccio una foto. Anzi, più di una, una serie di foto a quello che apparentemente sembra essere uno scarabocchio sul mio piede.

L'insonnia ha prodotto ancora una volta qualcosa. E' un Ensō, il cerchio dell'illuminazione.

Nella pittura Buddhista Zen, Ensō simboleggia un momento in cui la mente è libera di lasciare che l'insieme corpo-spirito sia creativo. Solo una persona che è mentalmente e spiritualmente completa può disegnare un vero Ensō. Alcuni artisti praticano il disegno quotidiano di Ensō, non solo come esercizio ma pure come diario spirituale. 

Questa notte ho imparato cos'è un Ensō. Ho osservato diversi artisti disegnarne uno. Ho meditato e disegnato il mio Ensō. Inchiostro nuovo sulla mia pelle.

Non sono completa. Mi manca ancora molta strada, ma so di aver iniziato questo cammino. 
Quel momento sembra cosi lontano. E' stato altrove, nello spazio, nel tempo. Non privo di colonna sonora, ricco di colori e odori. 

Fisso questo cerchio aperto su un lato. Sorrido. Sono le 5h40, sento mia madre preparare il caffè in cucina. Esco dal bagno senza fare rumore, la raggiungo e la stringo abbracciandola da dietro. 

Ho 35 anni, sono ospite nella casa della mia infanzia. Nulla è più come lo conoscevo. Nulla è stato come lo immaginavo. Nella diversità trovo l'incanto dell'imprevisto, la forza di chi ha risposto agli eventi.

Prendo il caffè, dolce perché è il primo del mattino. Torno a letto.

Buona notte Mondo.
Benvenuto Ensō #8





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