07 maggio 2012

Risveglio


"un altro racconto, prima condiviso altrove e poi riportato qui.
buona lettura."




Mattinata difficile.
Alzarsi è stato arduo, braccio addormentato sotto il peso di un corpo estraneo. Il suo. Un corpo nuovo.
Spostato e tirato via il braccio. Accappatoio, asciugamani. Necessità di una doccia calda, necessità di qualche attimo di solitudine. Bisogno di riflettere, ordinare i pensieri, semplicemente bisogno di stare sola.
Sotto il getto d’acqua calda, ripensa alla notte trascorsa. Sente che pur lavandosi quell'odore non andrà via, sente che non vuole che vada via. Espone il viso al getto, lascia che l’acqua l’accarezzi e porti via con sé i pensieri più tristi, lascia scorrere via il desiderio di non tornare più. Si morde le labbra e pensa a come tutto sia accaduto, sa che non dovrebbe essere lì, ma al momento non le viene in mente posto migliore.
Le sembra di averci passato un’eternità in quella stanza, tra quelle lenzuola, con quelle mani addosso. Le sembra di non aver fatto altro tutta la vita. E poi lui. Quel pensiero insistente. Quel pensiero che è stato silente tutta la notte riemerge.
E lei. Lei che non sa come fare. Lei che non sa come dire. Lei che sa che non doveva. Lei che sa che adesso non sarà mai più come prima. Lei che lo sa e che sorride.
Non tornerà indietro il tempo, non le permetterà di cambiare nulla, non le darà una seconda volta né una terza né altre. E lei ne sorride. Si concretizza quel malsano pensiero. Diventa reale, prende forma e si plasma alla luce di quel sorriso. Per un attimo ha paura. Paura di sbagliare, di restare sola, di aver perso tutto, ma quell’insano sorriso suggerisce altro. Quel sorriso è come il ghigno di un maligno che si compiace del male fatto. È l’espressione dell’artista dinnanzi all’idea di una nuova opera. È solo la sensazione di chi prende la propria vita tra le mani e sente di poterne fare ciò che vuole.
L’acqua continua a scorrere, tutti questi pensieri sembrano essersi assopiti o forse si sono solo confusi con il vapore che ha invaso il bagno. Sente un rumore. E poi un bacio sul collo. È lui. È l’altro. È la notte che viene a banchettare dopo esser trascorsa. È la sua mano che la stringe e poi la tira a sé. Si fa spazio. E senza troppa fatica trova quel che stava cercando. E lei non ha bisogno di girarsi per sentire quegli occhi su di sé. Non ha bisogno di altro in quel momento. Lui sorride del segno che le ha lasciato sul collo. E sorride nell’immaginare la reazione di lei alla vista di quel ricordo. Un bel ricordo. Un piacevole ricordo.




 















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