Conosco quella bambina.
Porta da sempre capelli corti, continua a ripetere a tutti che a lei piacciono così, eppure in cuor suo non fa che invidiare le altre che sfoggiano trecce e codine. Accade analogamente per i vestiti, vorrebbe poter indossare abitini e gonne rosate, ma si ritrova sempre in pantaloni per poter correre, saltare e rendere tutto più facile.
Per non parlare di ciò che accade con le cadute.
Sempre pronta a rialzarsi, senza versare una lacrima, senza dire che le fa male e che avrebbe bisogno di aiuto. Le cosiddette mosse le lascia alle altre. Lei non può certo cedere, altrimenti il più forte la mangerà.
Cresce. Disillusa. Indipendente. Tragicamente autonoma. Distaccata.
Adesso non sono più le trecce a essere invidiate; lei continua a radersi la testa. Continua con “comodi” tagli maschili che le permettono di sentirsi più forte. Le garantiscono un’indipendenza fisica e mentale, che altrimenti non riuscirebbe a manifestare.
Gli abiti sono monocromatici, seguono la linea del non notato. Camuffa ogni sorta di forma, anche se la natura non è stata generosa.
Ricorda più un giovane che una giovane. Magra con spalle larghe e bacino stretto.
Alle altre non invidia unghia laccate o smalti appariscenti, si limita al nero su unghia corte, tonde, ben lontane dagli artigli felini di alcune gatte.
Ciò che è rimasto immutato è il carattere. Sempre forte, sempre indipendente, sempre autonoma, capace di reagire ai colpi più forti. Ma anche scontrosa, riservata, a tratti impenetrabile. Socievole e sociale solo su discriminazione. Loquace? A volte. Non sempre, non con tutti. Riflessiva. Spensierata. Responsabile. Imprevedibile. A tratti immatura e irresponsabile. Incapace di seguire una strada piuttosto che un’altra. Incostante nell’umore e nelle relazioni.
Sola.
È troppo forte per alcuni. Per altri troppo indipendente. C’è chi giurerebbe di non averla mai vista versare una lacrima. Eppure a volte succede che, senza fondamento alcuno, qualcosa venga giù da quegli occhi a mandorla. Qualcosa si fa spazio lungo le guance e si apre la strada fino a schiantarsi sugli abiti, sulla pelle scoperta o su un cuscino. Se accade in pubblico poco importa, è cresciuta sostenendo gli sguardi. Si chiude a riccio nella sua giacca e cerca nel panorama circostante un punto da fissare. Un punto che possa traghettarla oltre la valle di lacrime incompiute che si porta dietro.
Sorride. Sorride sempre. E continua a farlo malgrado tutto. Malgrado la violenza, l’abbandono, gli abbracci negati. Malgrado i no di chi avrebbe dovuto dire sì. Malgrado il grigio che certi giorni portano con sé.
E a chi le chiede come possa reggere un così fragile castello di emozioni risponde: “È un’educazione difficile. Nulla più.”
Nessun commento:
Posta un commento