26 febbraio 2011

Le gonfie

Ci sono eventi senza i quali porte della nostra vita resterebbero chiuse. 
Se non avessimo fatto o detto la tal cosa di turno, le cose sarebbero comunque andate così? Incontrare qualcuno perchè si è entrati in un bar piuttosto che in un altro, lega gli eventi a tale scelta, condizionando il tutto inesorabilmente? 

E' un pò che me lo domando...ora al di là del libero arbitrio, delle casualità, dei piani astrali e dei mille futuri già scritti da qualche parte, è così:

SE non avessi fatto, detto, visto ALLORA sarebbe andata diversamente...mi viene in mente Alice (il mio secondo cruccio più grande) se non avesse seguito il coniglio bianco non sarebbe mai finita in fondo al buco...e se non avesse mangiato, bevuto, letto, ascoltato i consigli di strani avventori, non 
sarebbe arrivata a giocare a croquet con la regina di cuori...ora senza andare troppo oltre e perdersi in mille esempi e/o parallelismi...io mi domando SE non avessi fatto certe scelte ALLORA non avrei incontrato certe persone...e forse la mia vita sarebbe diversamente bella. 

Oggi è così, mi viene da pensare alle persone belle che ho incontrato, attraverso periodi più o meno bui, e mi domando se non avessi avuto periodi bui, se non avessi fatto certe scelte, queste persone ci sarebbero state nella mia vita...





beh grazie gonfie!!!







22 febbraio 2011

Strani caffè


Per ogni persona che ci lascia ce n'è un'altra in cui ci imbattiamo.
La vita è fatta così.
Ci sono persone che in maniera più o meno silenziosa incrociano la loro strada con la nostra e in maniera, altrettanto, più o meno silenziosa smettono di fare un pezzo di strada con noi.

Mi piace immaginare che le esperienze che viviamo siano un piccolo caffè dove entri, ti siedi e ordini da bere. Magari a volte sei distratto e non fai caso a chi ti circonda, perchè troppo preso dalle tue cose, poi accade che alzi la testa dal libro o smetti di fissare il pc e incroci lo sguardo di qualcuno. Un rumoroso. Un silenzioso. Non importa. Quello che conta è che accade e per uno strano "allineamento planetario" ti ritrovi qualcuno che condivide con te quella giornata. Una poi due e infine molte, finchè un giorno, uno dei due si alza e lascia il caffè, e non sa se e quando ritornerà. Non sa nemmeno se quando tornerà quel caffè ci sarà ancora, né se tu sarai ancora lì.

In questi giorni alcuni amici hanno lasciato il caffè in cui sono seduta da un pò. In realtà questa trafila di addii e arrivederci è iniziata nel momento in cui ho messo piede in questo caffè. Ed è strano. Ci sono stati periodi in cui le persone sono state fugaci risa di passaggio o silenziosi avventori del take away. E ci sono stati periodi in cui altro non ho fatto che fissare la porta d'entrata e sperare che entrasse rumorosamente qualcuno con cui parlare.

Si dice che col tempo ci si abitua a tutto. Io non mi sono ancora abituata, però ho imparato che è così che vanno le cose e ormai agli addii rispondo con un arrivederci convinta che l'allineamento planetario, di cui sopra, abbia un senso e che forse con alcuni ci si incrocia più volte, in più caffè e in più momenti. Basta volerlo.

Buon viaggio amici miei. Abbiate cura di voi.

21 febbraio 2011

Direzioni diverse

non te la prendere...adesso devo scappare...ti prego ascoltami...


Un capolavoro. Il testo, la musica.
Ogni volta che l'ascolto penso alla persona che più amo e che sta correndo a km da me.
Ogni volta che l'ascolto desidero avere più coraggio. Penso che dovrei puntare i piedi e impedirgli di andare. Penso che dovrei chiedergli di restare.
Poi succede che mi fermo e realizzo che non posso. Non puoi chiedere a qualcuno di fermarsi. Di non andare.
Realizzo che la mia felicità è la sua felicità e che l'immobilità del mio egoismo è solo un ostacolo.

Vorrei che le direzioni prese non fossero così diverse.

Vorrei che scegliesse di restare, vorrei potergli chiedere di restare.
restare anche se sarò lontana, anche se a decidere di andare sono io.
quanto egoismo nella mia richiesta, quanta instabilità la mia, la sua...la precarietà di un abbraccio che non c'è... che non ricordo più... che mi sforzo di ricordare.

La fragilità di una bambina cocciuta, che non si arrende, che vuole tutto e che non è capace di rinunciare.

Dovrei rinunciare a qualcosa.

20 febbraio 2011

Se ci piacessero le cose facili non saremmo noi.

È quello che mi ripete un’amica ogni volta che la chiamo e inizio la conversazione con un qualche piano astrale sballato, almeno a mio dire. 
Se il mio coinquilino ascoltasse le nostre telefonate finirebbe per chiamare il reparto di psichiatria di un qualche grande ospedale, ma per nostra fortuna non assiste a questo scambio di vedute. 
Telefonate lunghe. 
Telefonate a volte inutili. 
Esilaranti oserei dire se solo avessero un senso, se solo qualcuno le ascoltasse.