17 dicembre 2013

La Miriam di Nessuno


Miriam è il personaggio femminile di un libro di cui ho già scritto
(E' sempre colpa della prospettiva - cercatelo se vi va)

Un libro che richiede molta determinazione nel superare le prime 100 pagine.

Miriam incontra l'uomo che un giorno sposerà, alla festa delle seconde nozze di lui. Lui inizierà ad amarla nel momento stesso in cui percepirà la presenza di lei.

Miriam è un'idea perfetta d'amore, intelligente, bella, femminile. Capace di sopportare un uomo gretto e meschino, ma che alla fine cede e nonostante l'amore e l'appartenenza, molla.



"Sei la mia Miriam" è così che mi è stato detto una volta, forse più di una, sempre dalla stessa voce. Una ciocca di capelli aggiustata dietro l'orecchio e una, cento, mille carezze.

Il problema di fondo di questa affermazione, non risiede certo nel nome Miriam, ma nell'aggettivo possessivo che lo precede.

Mi spiace doverlo scrivere, ma non sono di nessuno se non di me stessa.

La Miriam di nessuno come amo dire io, come dico da quella prima volta.

E non perché io sia convinta che non ci sarà mai nessuno nella mia vita, ma perché credo che l'appartenenza a qualcun'altro non sia contemplata nel mio patrimonio genetico.

La mia Miriam.
Sei mia.

Perdutamente tuo, perdutamente mia. Perdutamente nostri. (volendo citare un po' di cinema da ragazze)

Sei M I A.

A volte urlato, altre soffocato a metà dalle labbra di qualche estraneo.

Scritto da qualcuno su una superficie in camera o su un biglietto lasciato sul tavolo della cucina.

La risposta è sempre stata la stessa.

"No!
Non sono tua come di nessun altro."

Mi spiace, sono solo di me stessa e a volte nemmeno quello.

E' lo spirito da gitana. Funambola sul filo della vita.

E' questa l'immagine che ho: un vestito ingombrante, trattengo il fiato senza guardare di sotto, passo da un capo all'altro del mondo, in equilibrio su un filo più o meno sottile.

Funambola o equilibrista come preferite. Sono sul filo a una fiera di paese, intorno a me il tendone malandato di un circo che nonostante la stanchezza non smette di spostarsi. Artisti di strada. Lanciatori di coltelli. Mangiatori di fuoco. Una vecchia a leggere il destino dei poveri avventori nelle carte al suo tavolino.

Odore di zucchero filato. Odore di pop-corn.

Nomade fino in fondo.

Quello che mi frega, che li frega, un sorriso.

Concedere a qualcuno l'illusione di possederci per qualche istante, minuto o poco più. La consapevolezza che tutto ciò che accade, accade per nostro volere, per nostro piacere.

Concedersi agli altri, alla vita, a volte anche a se stessi, illudendo che in qualche modo si appartenga all'altro.

La Miriam di Nessuno.
La Miriam di me stessa.







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