- "Ciao, come stai?"
Esita prima di rispondere, quasi a pensarci su, a voler essere sicura che dalla sua bocca non esca la verità.
- "Bene, grazie. E tu?"
- "Io come sempre. So che odi questo modo di dire, ma non è cambiato nulla da quando sei andata via. Anzi no, è cambiato tutto, ma io non me ne sono curato."
Si lascia cadere sulla poltrona che è accanto al telefono. Incrocia le gambe e inizia a fissare il soffitto. Poi, le dice:
-"Ti ho pensato molto e mi domandavo se tu avessi visto qualcun'altro? Si, insomma, se tu fossi uscita con qualcuno" - Pausa.
Si passa una mano tra i capelli, quasi a ispezionarli. Dovrei lavarli - pensa, mentre distrattamente lo ascolta e cerca di capire dove voglia arrivare.
- "No. Non sono uscita con nessun'altro. Ti spiace?"
- Come credi possa spiacermi - vorrebbe poterle dire così. Si accende una sigaretta, aspira e continua:
- "Certo. Avresti potuto incontrare quello perfetto. Quello che insegui da una vita. Tesoro, ti sei lasciata scappare una grande opportunità. E adesso? Dimmi un pò, adesso chi si prenderà cura di te? Chi affronterà tutti i tuoi cambi di umore, le tue paure? Chi ti leggerà le poesie nel cuore della notte? Chi ti sveglierà per fare l'amore?"
Scende una lacrima, mentre con rabbia le sputa tutto il suo disprezzo.
Incrocia le gambe sul letto, le guarda. Lo lascia parlare. Lascia che quelle parole la investano, che la rabbia la circondi. Sa di non esserne immune, ma sa anche che fare finta prima o poi servirà a qualcosa. Non vorrebbe rispondergli, vorrebbe perdere la voce, non proferire parola alcuna, ma realizza che peggiorerebbe solo le cose.
- "Potrei tornare da te! Mi riprenderesti con te? Il gatto, la pianta grassa, le pantofole a forma di mucca, il mio pigiama di pile e tutti i libri che ho saccheggiato alla tua libreria, ci riprenderesti con te?"
La odia, cazzo quanto la sta odiando in questo momento. Quando fa la saccente viziata non può non odiarla, anche se dentro di lui è lì a ripetersi che non deve cedere, che non può ancora una volta lasciare che lei l'abbia vinta.
- "Ovvio, ma sappi che ti riprenderei solo per i libri e per riavere la casa piena di peli. Quando torni?"
Si alza, va in cucina a prendere una birra. Sa che sarà una telefonata lunga e non vuole perderne una sola parola.
- "Non so, domani per te va bene? Certo dovrei raccogliere di nuovo tutte le mie cose, ma credo di potercela fare. E verrai a prendermi alla stazione? Magari potresti portare uno striscione o una banda per accogliermi. Allora? Verrai?"
Tace. Sta per mettersi in un casino più grande di lui.
- "Sarò lì ad attenderti. Porterò dei fiori, li vuoi i fiori? Margherite, vanno bene? E non preoccuparti dei pacchi."
Sta mentendo, a se stesso, a lei, all'altra. Mente da sempre per colpa di lei. La odia, ma non può fare a meno di amarla. La chiama per tormentare se stesso, per tormentare lei.
La cerca come si cerca l'amore della propria vita, ma poi la rinnega come se fosse la peggiore delle donne.
Questa telefonata sta durando troppo. Illusioni e amare verità si scontrano uscendo dalle loro bocche. Desideri e paure. Quante cose non dette ci sono nelle loro pause. Lei presta sempre più attenzione alle parole di lui, ma lui è già altrove.
- “Ti aspetto. A domani. Notte”
Chiude così la telefonata, si alza dalla poltrona. Attraversa il corridoio e si mette a letto. Fa piano, ma sveglia l’altra, che gli chiede :
- “Ma chi era?”
e lui con la voce più rassicurante del mondo:
- “Nessuno, torna pure a dormire tesoro.”
Posa la cornetta, guarda il gatto e le sue cose che campeggiano sul pavimento. Sa che domani non ci sarà alcun treno, alcuna stazione, nessuna banda o margherite. Si stende e tira le coperte fin sul naso.
Si spengono le luci delle finestre vicine. E che sia Roma o Milano poco importa.
Ci sono due che domani riprenderanno la vita di sempre e faranno finta che questa telefonata notturna non sia mai esistita. Condurranno vite distanti sperando che il telefono suoni ancora.
Esita prima di rispondere, quasi a pensarci su, a voler essere sicura che dalla sua bocca non esca la verità.
- "Bene, grazie. E tu?"
- "Io come sempre. So che odi questo modo di dire, ma non è cambiato nulla da quando sei andata via. Anzi no, è cambiato tutto, ma io non me ne sono curato."
Si lascia cadere sulla poltrona che è accanto al telefono. Incrocia le gambe e inizia a fissare il soffitto. Poi, le dice:
-"Ti ho pensato molto e mi domandavo se tu avessi visto qualcun'altro? Si, insomma, se tu fossi uscita con qualcuno" - Pausa.
Si passa una mano tra i capelli, quasi a ispezionarli. Dovrei lavarli - pensa, mentre distrattamente lo ascolta e cerca di capire dove voglia arrivare.
- "No. Non sono uscita con nessun'altro. Ti spiace?"
- Come credi possa spiacermi - vorrebbe poterle dire così. Si accende una sigaretta, aspira e continua:
- "Certo. Avresti potuto incontrare quello perfetto. Quello che insegui da una vita. Tesoro, ti sei lasciata scappare una grande opportunità. E adesso? Dimmi un pò, adesso chi si prenderà cura di te? Chi affronterà tutti i tuoi cambi di umore, le tue paure? Chi ti leggerà le poesie nel cuore della notte? Chi ti sveglierà per fare l'amore?"
Scende una lacrima, mentre con rabbia le sputa tutto il suo disprezzo.
Incrocia le gambe sul letto, le guarda. Lo lascia parlare. Lascia che quelle parole la investano, che la rabbia la circondi. Sa di non esserne immune, ma sa anche che fare finta prima o poi servirà a qualcosa. Non vorrebbe rispondergli, vorrebbe perdere la voce, non proferire parola alcuna, ma realizza che peggiorerebbe solo le cose.
- "Potrei tornare da te! Mi riprenderesti con te? Il gatto, la pianta grassa, le pantofole a forma di mucca, il mio pigiama di pile e tutti i libri che ho saccheggiato alla tua libreria, ci riprenderesti con te?"
La odia, cazzo quanto la sta odiando in questo momento. Quando fa la saccente viziata non può non odiarla, anche se dentro di lui è lì a ripetersi che non deve cedere, che non può ancora una volta lasciare che lei l'abbia vinta.
- "Ovvio, ma sappi che ti riprenderei solo per i libri e per riavere la casa piena di peli. Quando torni?"
Si alza, va in cucina a prendere una birra. Sa che sarà una telefonata lunga e non vuole perderne una sola parola.
- "Non so, domani per te va bene? Certo dovrei raccogliere di nuovo tutte le mie cose, ma credo di potercela fare. E verrai a prendermi alla stazione? Magari potresti portare uno striscione o una banda per accogliermi. Allora? Verrai?"
Tace. Sta per mettersi in un casino più grande di lui.
- "Sarò lì ad attenderti. Porterò dei fiori, li vuoi i fiori? Margherite, vanno bene? E non preoccuparti dei pacchi."
Sta mentendo, a se stesso, a lei, all'altra. Mente da sempre per colpa di lei. La odia, ma non può fare a meno di amarla. La chiama per tormentare se stesso, per tormentare lei.
La cerca come si cerca l'amore della propria vita, ma poi la rinnega come se fosse la peggiore delle donne.
Questa telefonata sta durando troppo. Illusioni e amare verità si scontrano uscendo dalle loro bocche. Desideri e paure. Quante cose non dette ci sono nelle loro pause. Lei presta sempre più attenzione alle parole di lui, ma lui è già altrove.
- “Ti aspetto. A domani. Notte”
Chiude così la telefonata, si alza dalla poltrona. Attraversa il corridoio e si mette a letto. Fa piano, ma sveglia l’altra, che gli chiede :
- “Ma chi era?”
e lui con la voce più rassicurante del mondo:
- “Nessuno, torna pure a dormire tesoro.”Posa la cornetta, guarda il gatto e le sue cose che campeggiano sul pavimento. Sa che domani non ci sarà alcun treno, alcuna stazione, nessuna banda o margherite. Si stende e tira le coperte fin sul naso.
Si spengono le luci delle finestre vicine. E che sia Roma o Milano poco importa.
Ci sono due che domani riprenderanno la vita di sempre e faranno finta che questa telefonata notturna non sia mai esistita. Condurranno vite distanti sperando che il telefono suoni ancora.
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