Cerca dentro di se il coraggio per chiudere quella porta aperta nella sua mente.
Il desiderio di lasciarsi alle spalle quel ricordo è irrefrenabile, spera con tutta se stessa, con tutta la sua veemenza di poter chiudere gli occhi senza che quella scena si ripeta nella sua testa.
Non riesce a cacciare via dai suoi pensieri quel ricordo, quell'incontenibile cascata di emozioni che le hanno tolto il sonno, l'appetito, il gusto, la voglia stessa. Quel ricordo che si è fatto largo nella sua memoria e che prepotentemente non va via, che tenta di occupare ogni minuto in cui lei chiude gli occhi.
Riesce a rivivere le stesse sensazioni tracciando ogni volta nella sua memoria l'evolversi degli eventi, le parole dette, i gesti, gli sguardi, gli odori.
Riesce a sentire, perfino le cose più intime provate in quegli attimi.
Sente le gambe sciogliersi e perdere la loro naturale capacità di sorreggerla. Sente il freddo pungente colpire quelle stesse gambe lasciate scoperte da un abito troppo corto. Sente le risa, le chiacchiere ripetute a voce troppo alta, la baldoria e l'allegria che solo l'alcool sa infondere in cuori così acerbi, distanti, incapaci di nascondere la tristezza a dispetto di una gioia rarefatta dal tempo, dalle situazioni. Sente gli occhi chiudersi alla stanchezza del viaggio, dalle troppe emozioni di un giorno interminabile. Sente il languore salire lungo il suo corpo, sente quei brividi provocati dalle carezze di quella mano, dalla voce suadente che chiede cosa possa mai essere stato. E lei. Lei sente tutto questo come se fosse ancora in quelle strade buie, in quella camera dalle tende leggere che lasciava entrare la luce di un nuovo giorno a illuminare un ricordo.
Un tuffo al cuore. Apre gli occhi, si era appisolata di nuovo. Maledetto caldo, maledetto treno. La vita intorno a lei sembra essere quella lasciata un minuto fa, prima di chiudere gli occhi, prima di riaprirli. Tira su gli occhiali, si stiracchia come se fosse un gatto steso al sole, guarda il libro che ha in grembo. Ripensa al sogno. Ripensa a quel giorno distante anni luce da lei, da quel treno, da quell'aria marzolina. Sembrava tutto così reale, come se in quella stanza ci fosse stata più che poche ore, come se quel corpo fosse stato così familiare da poterne tracciare i lineament ad occhi chiusi.
Il desiderio di lasciarsi alle spalle quel ricordo è irrefrenabile, spera con tutta se stessa, con tutta la sua veemenza di poter chiudere gli occhi senza che quella scena si ripeta nella sua testa.
Non riesce a cacciare via dai suoi pensieri quel ricordo, quell'incontenibile cascata di emozioni che le hanno tolto il sonno, l'appetito, il gusto, la voglia stessa. Quel ricordo che si è fatto largo nella sua memoria e che prepotentemente non va via, che tenta di occupare ogni minuto in cui lei chiude gli occhi.
Riesce a rivivere le stesse sensazioni tracciando ogni volta nella sua memoria l'evolversi degli eventi, le parole dette, i gesti, gli sguardi, gli odori.
Riesce a sentire, perfino le cose più intime provate in quegli attimi.
Sente le gambe sciogliersi e perdere la loro naturale capacità di sorreggerla. Sente il freddo pungente colpire quelle stesse gambe lasciate scoperte da un abito troppo corto. Sente le risa, le chiacchiere ripetute a voce troppo alta, la baldoria e l'allegria che solo l'alcool sa infondere in cuori così acerbi, distanti, incapaci di nascondere la tristezza a dispetto di una gioia rarefatta dal tempo, dalle situazioni. Sente gli occhi chiudersi alla stanchezza del viaggio, dalle troppe emozioni di un giorno interminabile. Sente il languore salire lungo il suo corpo, sente quei brividi provocati dalle carezze di quella mano, dalla voce suadente che chiede cosa possa mai essere stato. E lei. Lei sente tutto questo come se fosse ancora in quelle strade buie, in quella camera dalle tende leggere che lasciava entrare la luce di un nuovo giorno a illuminare un ricordo.
Un tuffo al cuore. Apre gli occhi, si era appisolata di nuovo. Maledetto caldo, maledetto treno. La vita intorno a lei sembra essere quella lasciata un minuto fa, prima di chiudere gli occhi, prima di riaprirli. Tira su gli occhiali, si stiracchia come se fosse un gatto steso al sole, guarda il libro che ha in grembo. Ripensa al sogno. Ripensa a quel giorno distante anni luce da lei, da quel treno, da quell'aria marzolina. Sembrava tutto così reale, come se in quella stanza ci fosse stata più che poche ore, come se quel corpo fosse stato così familiare da poterne tracciare i lineament ad occhi chiusi.
Guarda fuori, guarda il lento scorrere di una campagna che non ha nulla a che spartire con quella in cui è cresciuta. Ricorda, ma questa volta non è uno sconosciuto a farla da padrone, è la sua vita, il suo passato più lontano, è la sua infanzia che riaffiora e che come ogni volta chiede il conto. Avanza richieste, pensieri tristi e sconforto. E' la sua infanzia che le chiede ancora una lacrima, per il tempo passato, per l'amore mancato, per la sofferenza, per le gioie, per le risa e i giochi al sole, per tutte quelle volte che avrebbe voluto parlare ed invece ha taciuto, per quel dolore che si porta dentro e sa che non c'è antidoto a quel magone che le viene su ogni volta, rabbia mista a malinconia.

Nessun commento:
Posta un commento