29 agosto 2012

Parole, mare ed immagini - 1993

Ci sono gesti rassicuranti come pochi. E c'è qualcosa di magico in certi libri e qualcosa di altrettanto magico c'è in chi li legge e si ritrova a sfogliare sempre le stesse pagine, a rileggere sempre la stessa storia.

Sentirsi al sicuro col semplice rileggere e sfogliare un libro che si conosce come le proprie tasche. Un libro di cui si conoscono le pagine a memoria, ma che riesce ad emozionarci sempre come la prima volta. Un libro che ogni volta ci mostra una sfumatura nuova e allo stesso tempo anticipiamo nell'evolversi della storia.

C'è qualcosa di magico nel libro che noi abbandoniamo in giro per casa e in cui ci imbattiamo ogni volta che abbiamo bisogno di conforto.

C'è un libro che rappresenta tutto questo e molto altro per me e per chi mi circonda. 




Oceano Mare, A. Baricco 


…venivano dai più lontani estremi della vita, questo è stupefacente,
da pensare che mai si sarebbero sfiorati, se non attraversando da capo a piedi l’universo,
e invece neanche si erano dovuti cercare, questo è incredibile,
e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, riconoscersi, una cosa di un attimo,
il primo sguardo e già lo sapevano, questo è il meraviglioso
- questo continuerebbero a raccontare, per sempre, nelle terre di Carewall,
perché nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi,
mai – lontani abbastanza – per trovarsi – lo erano quei due, lontani più di chiunque altro…




Poi avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all'altro della bocca. Le setole si tingono di rosso carminio. Lui le guarda, le immerge appena nell'acqua, e rialza lo sguardo verso il mare. Sulle labbra della donna rimane l'ombra di un sapore che la costringe a pensare "acqua di mare, quest'uomo dipinge il mare con il mare" – ed è un pensiero che dà i brividi.




Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c'è da rimanerci secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro.






Quando facevo i ritratti alla gente iniziavo dagli occhi. Li studiavo per minuti e minuti, li abbozzavo con la matita e quello era il segreto perché una volta che voi avete disegnato gli occhi.. Succede che tutto il resto viene da sé, è come se tutti gli altri pezzi scivolassero da soli intorno a quel punto iniziale [...] il problema è: dove cavolo sono gli occhi del mare?



Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la 

gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.



Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c'è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio. Ce la farò, vero? Vero che ce la farò?







Amore, G. Klimt
Impressione Alba, C. Monet
Les Demoiselles d'Avignon, P. Picasso
J. Mirò
Notte stellata Rodano, V. Van Gogh
L'albero della vita, G. Klimt



25 agosto 2012

10 scatti da Polaroid


Dateci il giocattolo giusto e ne faremo la nostra vita. 

Questa la filosofia condivisa da bambini e adulti, che con in mano il gioco "perfetto" sono capaci di passarvi le ore.

Il mio nuovo gioco è l'applicazione Instagram. 


Instagram è un'applicazione gratuita che ci permette di scattare foto, applicare filtri, e condividerle sui diversi social network.

In omaggio alle Polaroid, gli inventori di questa applicazione hanno voluto dare alle fotografie la forma quadrata e non il solito formato 3:2.

I signori Kevin Systrom e Mike Krieger hanno fatto proprio una furbata con questa applicazione. 

Sono certa che questa mania/voglia/desiderio di immortalare e condividere assale un pò tutti allo stesso modo e i vari social network lo dimostrano.

Con questo nuovo gioco ho immortalato di tutto ultimamente e in 10 scatti i miei 7 giorni in Sicilia. 



Buona visione!





Sicilia: Granita&Brioche - Aperitivo





Amici: 




Monumenti: 



Mare:






07 agosto 2012

- Prepotenti ricordi -

Cerca dentro di se il coraggio per chiudere quella porta aperta nella sua mente.

Il desiderio di lasciarsi alle spalle quel ricordo è irrefrenabile, spera con tutta se stessa, con tutta la sua veemenza di poter chiudere gli occhi senza che quella scena si ripeta nella sua testa.

Non riesce a cacciare via dai suoi pensieri quel ricordo, quell'incontenibile cascata di emozioni che le hanno tolto il sonno, l'appetito, il gusto, la voglia stessa. Quel ricordo che si è fatto largo nella sua memoria e che prepotentemente non va via, che tenta di occupare ogni minuto in cui lei chiude gli occhi.

Riesce a rivivere le stesse sensazioni tracciando ogni volta nella sua memoria l'evolversi degli eventi, le parole dette, i gesti, gli sguardi, gli odori.

Riesce a sentire, perfino le cose più intime provate in quegli attimi.
Sente le gambe sciogliersi e perdere la loro naturale capacità di sorreggerla. Sente il freddo pungente colpire quelle stesse gambe lasciate scoperte da un abito troppo corto. Sente le risa, le chiacchiere ripetute a voce troppo alta, la baldoria e l'allegria che solo l'alcool sa infondere in cuori così acerbi, distanti, incapaci di nascondere la tristezza a dispetto di una gioia rarefatta dal tempo, dalle situazioni. Sente gli occhi chiudersi alla stanchezza del viaggio, dalle troppe emozioni di un giorno interminabile. Sente il languore salire lungo il suo corpo, sente quei brividi provocati dalle carezze di quella mano, dalla voce suadente che chiede cosa possa mai essere stato. E lei. Lei sente tutto questo come se fosse ancora in quelle strade buie, in quella camera dalle tende leggere che lasciava entrare la luce di un nuovo giorno a illuminare un ricordo.

Un tuffo al cuore. Apre gli occhi, si era appisolata di nuovo. Maledetto caldo, maledetto treno. La vita intorno a lei sembra essere quella lasciata un minuto fa, prima di chiudere gli occhi, prima di riaprirli. Tira su gli occhiali, si stiracchia come se fosse un gatto steso al sole, guarda il libro che ha in grembo. Ripensa al sogno. Ripensa a quel giorno distante anni luce da lei, da quel treno, da quell'aria marzolina. Sembrava tutto così reale, come se in quella stanza ci fosse stata più che poche ore, come se quel corpo fosse stato così familiare da poterne tracciare i lineament ad occhi chiusi.


Guarda fuori, guarda il lento scorrere di una campagna che non ha nulla a che spartire con quella in cui è cresciuta. Ricorda, ma questa volta non è uno sconosciuto a farla da padrone, è la sua vita, il suo passato più lontano, è la sua infanzia che riaffiora e che come ogni volta chiede il conto. Avanza richieste, pensieri tristi e sconforto. E' la sua infanzia che le chiede ancora una lacrima, per il tempo passato, per l'amore mancato, per la sofferenza, per le gioie, per le risa e i giochi al sole, per tutte quelle volte che avrebbe voluto parlare ed invece ha taciuto, per quel dolore che si porta dentro e sa che non c'è antidoto a quel magone che le viene su ogni volta, rabbia mista a malinconia.